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mercredi 21 octobre 2015
CONSIDERAZIONI SULLE STRUTTURE ESPOSITIVE: DA ITALIA '61 A EXPO 2015
Con grande gioia riprendo le attività del mio blog. Il mio intevento riguarda le strutture espositive italiane, eredità delle grandi esposizioni universali e nazionali, che nell'Europa del XIX sec mettevano in luce le produzioni e le eccellenze degli stati nazionali. La Tour Eiffel, come è noto, è un lascito di questa cultura. E non solo, anche il Borgo Medievale di Torino, è ciò che rimane dell'Esposizione Generale Italiana del 1884. Ma facciamo un salto in avanti e concentriamoci su strutture più recenti.
Il Palazzo del Lavoro di Torino, costruito per Italia '61, del quale parlai nell'ultimo, non recente, articolo prese fuoco il 20 agosto di quest'anno, e certamente non si è trattato di autocombustione. Il palazzo permane in un triste stato di rudere carbonizzato finché non prevarrà qualche interesse commerciale a "nobilitarlo". Il capolavoro di Nervi giace quindi distrutto in uno scenario post-industriale che contrasta con la volontà di riqualificazione della città.
Le costruzioni realizzate a Torino per le Olimpiadi 2006, così come altre infrastrutture, sono deserte. Non so cosa ce ne facciamo di una pista di pattinaggio, manco fossimo nel nord Europa! Inoltre parlerei della Stazione di Porta Susa che, realizzata nel contesto delle Olimpiadi, oggi appare una grande serra priva di servizi e sovradimensionata per le esigenze di una piccola città sabauda.
Tuttavia le strutture di Italia '61 e delle Olimpiadi, quando attive, conservavano una dimensione di accoglienza, adeguata alle esigenze del pubblico, che è venuta a mancare a Expo Milano 2015. L'errore di Expo Milano 2015 è stato di mettere in piedi padiglioni che, come concezione, sono ancora ottocenteschi, e non hanno saputo rispondere a genti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un fallimento, ma non del sistema ricettivo, si tratta di un fallimento della progettazione architettonica. Un fallimento attribuibile agli architetti, certamente condizionati dalla politica ma non per questo giustificabili, che non hanno saputo misurare spazi tempi e utenze. Expo Milano 2015 doveva rappresentare il mondo nel 2015, essere molto più grande, con padiglioni di grande capienza o multipli, e i flussi del pubblico mai interrotti. Si dovevano creare le condizioni di un continuum espositivo e non di una via crucis. Il concetto di continuità infatti era alla base anche delle gallerie commerciali che si affermarono a Parigi ormai due secoli fa, proprio quei "passages" di cui parla Walter Benjamin nei suoi scritti.
Alcuni padiglioni di Expo Milano 2015 si sono rivelati straordinari dal punto di vista delle tecniche di comunicazione, con impiego di ottimi materiali, il fallimento sta nel rapporto con il pubblico. E in una architettura sempre più distante dalla vita reale, distante dalla vita del cittadino, sia nella sua vita quotidiana che in quella massificata delle esposizioni contemporanee.
Max Ponte
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mercredi 8 avril 2015
La ruggine e l'oblio sul Palazzo del Lavoro, a Torino
Al Palazzo del Lavoro di Torino ci entrai nel 1996 per accompagnare un amico del liceo iscritto per sbaglio ad Economia. Poi per sbaglio lui continuò ad iscriversi a tante altre facoltà. Il Palazzo del Lavoro è l'opera dell'architetto Pierluigi Nervi, realizzata per Italia '61. Qualche giorno fa percorrendo corso Unità d'Italia con l'auto ho deciso di fermarmi e fotografare la metallica costruzione. La facciata esposta sulla principale arteria cittadina rivela ancora l'ottima e ariosa qualità dell'edificio (foto sotto), ma la facciata laterale (foto sopra) è un arrugginito e degradante spettacolo.
Un pessimo biglietto da visita per la città. visto che il Palazzo del Lavoro si trova alle porte di Torino. Inoltre l'edificio è considerato fra i capolavori di Nervi, che ho scoperto, tre anni fa in vacanza a Marsala, aver costruito in quella località mediterranea degli hangar per gli idrovolanti.
Passate le Olimpiadi
Invernali del 2006, i 150 anni dell'Unità d'Italia, e passati tutti
i santi possibili e le ipotesi inutili della politica, il Palazzo del
Lavoro rimane lì, monumento evidente ad un lavoro che non c'è. Un
caso anomalo in una città sensibile al decoro urbano, una falla
nella mappa di Augusta Taurinorum, in attesa di uscire dall'oblio.
Intanto anche il mio amico del liceo è riuscito a laurearsi, quindi
anche il Palazzo potrebbe di buon grado abbandonare il mondo
dell'archeologia "rusinenta" - per usare un aggettivo
piemontese.
Max Ponte
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samedi 10 janvier 2015
Arrigo Lora Totino / Il poeta visivo sonoro performativo
Arrigo Lora Totino, uno fra i maggiori esponenti della poesia sperimentale e delle arti (sonore, visive, performative) del secondo novecento, vive a Torino. Ho scritto tempo fa un articolo che raccontava della mia visita alla sua casa atelier (lo ritrovate qui). Ora esce per Campanotto un importante testo a lui dedicato, opera di Renato Barilli e Pasquale Fameli. Appuntamento lunedì 12 gennaio ore 18 al Circolo dei Lettori, a Torino.
dimanche 4 janvier 2015
Intervista alla radio con Stefano Faravelli
Vi ripropongo l'intervista radiofonica a Stefano Faravelli, torinese, pittore e protagonista dei "carnets de voyage", taccuini di viaggio, un vero e proprio genere artistico. L'artista propone una pittura tendente al surreale e un percorso che non esclude la narrazione e il pensiero filosofico. Sopra l'invito ad un suo evento. La registrazione è del 2011. Ritrovate l'intervista ad Ondivago qui.
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samedi 3 janvier 2015
Intervista radio a Shinya Sakurai
Dal mio programma Ondivago, vi ripropongo un'intervista all'artista giapponese Shinya Sakurai, direttamente dal suo atelier, la registrazione è del 2011. L'opera che ho scelto per la copertina di questa pagina FB è dell'artista giapponese. Sopra ritrovate un invito ad una sua mostra. Per ascoltare l'intervista cliccate qui.
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lundi 29 décembre 2014
MARAKE: segni forme e con/sequenze della parola
Marake (che io pronuncio Marakè) è un'artista torinese, altrimenti detta Mara Chemini. La conobbi qualche anno fa e mi disse che faceva delle "vigne", ovviamente pensai alla viticoltura, in realtà si trattava di tavole, disegni che lei aveva chiamato così ritenendo che somigliassero a delle "vignette". La rappresentazione nasce per superare un'insufficienza della parola e della scrittura alla quale l'artista è legata. Il blog di Marake si chiama Vigne-story e raccoglie una parte del suo lavoro.
Le "vigne" vengono prodotte in tiratura limitata e sono state esposte in mostre collettive e librerie. Il protagonista di queste creazioni è Calzombrello, un essere raffigurato con stivali e ombrello, e con un corpo misterioso. Calzombrello nasce, dice Marake, dalla promessa di un incontro, "ci vedremo quando pioverà". Il desiderio porta la persona a farsi ombrello e ad aspettare l'altro rappresentato dalla luna. Il desiderio, il sentire e i mutamenti dell'esistere sono al centro di questa narrazione per immagini.
Le "vigne" sono essenziali, quasi sempre nero su bianco e conta moltissimo il titolo. "Una svolta" è la didascalia della "vigna" che vedete sopra. Le realizzazioni possono essere accompagnate da poesie o filastrocche. L'artista è solita regalare cartoline inedite ai presenti durante le mostre.
La prima evoluzione del lavoro di Marake è stata la produzione di un video di animazione, nel 2013 l'artista realizza "SKETCHBOOK an orange dream" (con musica di Davide Ficco), presentato a Paratissima e alla Ki Gallery di Torino. Un cortometraggio composto da 300 disegni, un cartone animato digitale dove un'arancia guida il mutamento cromatico e di significato.
Ultima realizzazione di Marake è stata "Wunderkammer" (presentata a Paratissima 2014), una successione di "teatrini", in cui i personaggi al di là del vetro sono piccole sculture di pongo. Il titolo resta parte integrante dell'opera. Ci ritroviamo davanti a manichini ironicamente parlanti, istantanee tridimensionali di un'esistenza precaria.
Marake rappresenta così le conseguenze e le con/sequenze dello stare al mondo, muovendosi sul confine fertile fra parola e rappresentazione, fra poesia ed immagine. Un lavoro il suo che ha ottime possibilità di affermarsi come una narrazione contemporanea altra, la materializzata illustrazione di una quotidianità sempre più staccata da terra.
Max Ponte
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mardi 16 décembre 2014
PROGRESSIVA ART EXHIBITION / dal 20 febbraio a Torino
PROGRESSIVA ART EXHIBITION
20 febbraio /6 marzo 2015
Orari visita: tutti i giorni, dalle 11 alle 19, lunedì chiuso. Ingresso libero
a cura di Max Ponte ed Enrica Merlo
Spazio Colombo Art Design, via Trofarello 13 Torino Inaugurazione: 20 febbraio, h. 18.30
Parte PROGRESSIVA ART EXHIBITION un progetto espositivo che vuole distinguersi nel panorama per qualità e originalità, fornendo ad artisti e pubblico una nuova possibilità per l'arte contemporanea. Un evento che si aprirà il 20 febbraio e per 15 giorni permetterà di avere a Torino uno spazio di visibilità, discussione e di mercato per l'arte.
Perché Progressiva? L'aggettivo ha più significati: indica il miglioramento, l'evoluzione che può portare l'arte; indica l'aspetto laboratoriale dell'arte “work in progress”; e sottolinea la continuità temporale della mostra stessa, alla prima edizione ne seguiranno altre nei mesi successivi. Un recupero in direzione polisemica del termine "progressiva" (impiegato per specifiche declinazioni artistiche, dall'arte avanguardista ad installazioni di grandi dimensioni).
Si tratta di un'esposizione raccolta, che vuole far notare che l'arte ha bisogno di una soglia di attenzione, una riflessione, essere più vicina ai luoghi della produzione e del pensiero.
PROGRESSIVA ART EXHIBITION è una mostra collettiva che avrà un artista noto come capofila, nel primo numero ospitiamo ANGELO BARILE, la sua pittura neopop, ricca di ri/tratti surreali, ha destato grande interesse in questi anni (sue opere sono state esposte in occasione della Biennale di Venezia). Saranno parte integrante di questa mostra 10 artisti emergenti, selezionati attraverso un “call for artists”, le loro opere saranno al centro del catalogo ufficiale della mostra con testi critici dedicati. Un'occasione di crescita per tutti coloro che hanno partecipato alla selezione e parteciperanno a quelle successive.
PROGRESSIVA ART EXHIBITION vuole valorizzare in modo autentico l'arte contemporanea per superare una condizione di impasse creata dalle grandi mostre collettive fondate sull'accumulo disordinato dei materiali dei segnali visivi e acustici.
Il 20 febbraio del 1909 nasce il Futurismo, in occasione dell'inaugurazione di PROGRESSIVA ART EXIBITION verrà presentato l'e-book "Potere futurista" di Max Ponte, che tratta il rapporto fra l'arte e la politica nella prima fra le avanguardie storiche, attraverso il pensiero che ha nutrito il programma futurista e le vicende che lo hanno accompagnato.
PROGRESSIVA ART EXHIBITION è curata da Max Ponte ed Enrica Merlo, prodotta dallo Studio Colore&Calore di Torino. Inaugurazione il 20 febbraio presso lo SPAZIO COLOMBO ART DESIGN in via Trofarello 13 a Torino, l'ingresso è libero.
Per info e per candidarvi alle prossime mostre: samplecolor@gmail.com. Si prega in caso di candidatura di inviare un catalogo digitale o link ad una raccolta fotografica in rete
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lundi 24 novembre 2014
Chiamata per gli artisti / Progetto espositivo, una risposta contro l'inquinamento dell'arte
Una risposta alle collettive che pullulano ed inquinano il mercato dell'arte, associazioni e gruppi vari si dilettano in mostre senza senso, con questa iniziativa vogliamo fare la differenza.
Ecco la chiamata alle armi per la mostra che curerò assieme ad Enrica Merlo di Studio Colore e Calore, (con il quale curai durante il Salone Off una piccola-grande mostra sul libro d'artista con pezzi notevoli provenienti dalla Russia).
Si tratta di una collettiva, quella di cui sto parlando, che si terrà a partire dal 20 febbraio 2015 presso lo Spazio Espositivo Colombo Art Design di Via Trofarello 13 a Torino. Vi presenteremo una selezione di artisti emergenti con uno o due artisti affermati come capifila. L'evento durerà 15 giorni e si ripeterà nel corso dell'anno con diversi artisti per lasciare il segno e dare più opportunità a chi vuole affermarsi. A breve il progetto completo e il nome che ho scelto, la dichiarazione d'intenti.
Avete tempo fino al 15 dicembre per inviare le vostre opere, potete scrivete a: samplecolor@gmail.com Sono benvenuti anche artisti multimediali, fotografi e scultori. Le opere verranno scelte con estrema attenzione, nessun compromesso da parte mia davanti a lavori che posso servire per la raccolta differenziata, le amicizie non contano, perchè se un quadro o un testo mi suscitano ribrezzo non riesco a nasconderlo e a nascondermelo. Ma non voglio scoraggiare nessuno anche perchè siamo gentilissimi, vi consiglio di mandare un catalogo digitale o una gallery fotografica per lasciarci massima possibilità di valutazione e scelta eventuale fra i lavori disponibili. Trovate l'evento FB a questo indirizzo.
Max Ponte
dimanche 23 novembre 2014
Shinya Sakurai, la ri/costruzione solare
Shinya
Sakurai, giovane artista giapponese in Italia (1981) nato ad Hiroshima e
laureatosi all'Accademia di Osaka, si sta facendo spazio nella scena
europea del contemporaneo. L'artista ci recapita un immediato messaggio
di pace ed ottimismo che riguarda il passato del suo paese ed ora anche
il futuro prossimo. E così il suo è un sol levante che ci leva e ci
eleva dalle oscurità (“kuroi ame” si chiamava la pioggia nera atomica)
della storia e degli incombenti disastri naturali. L'opera di Sakurai ha
fatto subito pensare alla pop art, cosa che l'autore non disdegna ma
neanche riconosce. Interessato al gruppo Gutai e all'arte povera in
Italia, l'artista non rivendica legami o paternità e sviluppa una
tecnica propria che unisce la antica tintura della tela “shibori” a
colature cromatiche e soluzioni viniliche. Il colore risulta lucida
estensione e sospensione in bolle trasparenti, in caramelle offerte alle
papille dell'occhio. Ritrovare assonanze con la celebre Kusama può
essere piacevole ma non determinante per la comprensione. L'applicazione
di cuoricini che contraddistingue fortemente l'opera di Sakurai fino al
2010 è una impavida espressione d'amore universale che è simile, nel
suo disarmante trasporto, agli emoticon che animano le chat o commentano
una foto su Facebook. I quadri rispondono ad uno slancio
vitale tutto personale ed identitario e ad un tratto etico che li
rende insoliti e superiori alle usurate e usuraie derive nichilistiche
contemporanee. Essere contemporanei per l'autore non è solo questione
formale ma anche di interpretazione diretta dei mali del proprio tempo.
L'arte di Sakurai affronta senza paura le onde anomale dell'esistenza
per accendere un vitalismo che ci fa dimenticare gli scenari post-umani e
gli eventuali compiacimenti estetici. “L'arte è per me qualcosa di
potente” mi rivela l'artista in estrema sintesi nel corso di un viaggio
in auto. Assistere ad una sua mostra significa entrare in quella solare
ri/costruzione di cui l'arte dovrebbe essere veicolo.
Max Ponte
30 marzo 2011
Testo per pieghevole mostra presso Tinber Art Gallery (Pragelato / Torino)
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