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lundi 1 février 2016

L’OCCHIALE: DA PROTESI AD EYEWEAR



In questo micro-articolo vi parlo degli occhiali, sì. Occhiali che nel almeno fino agli anni ’70 vengono visti comunemente in Italia come una disgrazia. Ricordo le “baricule” (si chiamano così in piemontese) che pesavano sul mio naso alle elementari.
Ora la prospettiva è completamente cambiata e non parliamo più di occhiale ma di “eyewear” approdati al massimo grado della moda (e del business). Con “eyewear” si intendono tutti gli elementi che coprono e adornano gli occhi: occhiali da vista, da sole e lenti a contatto.Vi mando in allegato un video divertentissimo di Herbert Pagani, si intitola “Cin cin con gli occhiali”, siamo nel 1968. 



mardi 22 décembre 2015

I POETI E LA PUBBLICITA': D'ANNUNZIO E I FUTURISTI


Il 15 gennaio 2016 parteciperò alla conferenza "Les poètes et la publicité" a cura di Marie-Paule Berranger et Laurence Guellec, a Parigi, alla Sorbonne Nouvelle.  

Il mio intervento riguarderà i poeti e la pubblicità in Italia. In particolare affronterò, mettendole a confronto, le esperienze di Gabriele D'Annunzio e dei futuristi.

D'Annunzio battezzò molti prodotti alcuni dei quali sono ancora in commercio, come i biscotti SAIWA e la penna Aurora. Senza contare i liquori come Il Sangue Morlacco e l'Aurum. Inoltre il Vate diede all'automobile il genere femminile, prima si usava il maschile, "gli" automobili. D'Annunzio fu un cantore della nascente civiltà dei consumi, lo fece per arginare i suoi debiti e per un "vivere inimitabilie" che lo voleva sempre al centro della scena. 

D'altro canto abbiamo l'esperienza dei futuristi. Marinetti prima e Depero poi (che scriverà un apposito manifesto, "Il futurismo e l'arte pubblicitaria" del 1931 contenuto nel Numero Unico Futurista Campari) arrivano ad identificare la dimensione poetica e artistica con quella pubblicitaria. 

La pubblicità in Italia alla fine del XIX sec viene chiamata "réclame", termine che non scomparirà per indicarla. I futuristi includono nei loro testi (si pensi "Bif& ZF + 18 = Simultaneità – Chimismi lirici" di Soffici del 1915 detto più semplicemente "Chimismi lirici") svariate citazioni di prodotti che entrano in un segno di appartenenza del poeta alla modernità. 
Tuttavia ad entrare direttamente nella produzione pubblicitaria sono in pochi. Per Marinetti la poesia pubblicitaria è parte del tentativo di accreditare il movimento come arte di stato. Il futurismo infatti punta proprio a questo, come già ho trattato nel mio libro "Potere Futurista".  


Interessanti a proposito sono due opere del 1937 firmate da Effetì (come lo chiama Giordano Bruno Guerri), "Il poema di Torre Viscosa" e "Il poema del vestito di latte". Entrambi i lavori vengono prodotti per la SNIA VISCOSA, fabbrica di Franco Marinotti (strano a dirsi ma il suo cognome è simile a quello del capo del futurismo). La viscosa è il tessuto autarchico pubblicizzato dal regime, una sua variante italiana è il LANITAL realizzato proprio con la caseina derivata dal latte. Un progetto ripreso anche recentemente da una stilista tedesca, Anke Domaske. Marinetti celebra tutto questo in una poesia promossa dalla SNIA con copertina di Bruno Munari.


In attesa di un prossimo intervento anche in Italia per poter parlare più diffusamente del tema, vi porgo i miei più alfanumerici saluti


dimanche 22 novembre 2015

L'art nouveau dell'antichità

Uno dei miei primi video poetici è arrivato ad un interessante numero di visualizzazioni ed è dedicato all'arte minoica. Un periodo che da sempre mi ha affascinato, l'art nouveau dell'antichità potremmo dire con un paragone azzardato ma significativo per la gioia creativa e la felicità esistenziale che emanano queste pitture a contatto con la natura. La civiltà minoica va dal 1700 al 1450 a.c.  Risaliamo quindi a più di 3500 anni or sono per trovarci nel pieno di un periodo che ha segnato la cultura mediterranea, sull'isola di Creta.

mercredi 21 octobre 2015

CONSIDERAZIONI SULLE STRUTTURE ESPOSITIVE: DA ITALIA '61 A EXPO 2015




Con grande gioia riprendo le attività del mio blog. Il mio intevento riguarda le strutture espositive italiane, eredità delle grandi esposizioni universali e nazionali, che nell'Europa del XIX sec mettevano in luce le produzioni e le eccellenze degli stati nazionali. La Tour Eiffel, come è noto, è un lascito di questa cultura. E non solo, anche il Borgo Medievale di Torino, è ciò che rimane dell'Esposizione Generale Italiana del 1884. Ma facciamo un salto in avanti e concentriamoci su strutture più recenti.

Il Palazzo del Lavoro di Torino, costruito per Italia '61, del quale parlai nell'ultimo, non recente, articolo prese fuoco il 20 agosto di quest'anno, e certamente non si è trattato di autocombustione. Il palazzo permane in un triste stato di rudere carbonizzato finché non prevarrà qualche interesse commerciale a "nobilitarlo". Il capolavoro di Nervi giace quindi distrutto in uno scenario post-industriale che contrasta con la volontà di riqualificazione della città.
Le costruzioni realizzate a Torino per le Olimpiadi 2006, così come altre infrastrutture, sono deserte. Non so cosa ce ne facciamo di una pista di pattinaggio, manco fossimo nel nord Europa! Inoltre parlerei della Stazione di Porta Susa che, realizzata nel contesto delle Olimpiadi, oggi appare una grande serra priva di servizi e sovradimensionata per le esigenze di una piccola città sabauda.

Tuttavia le strutture di Italia '61 e delle Olimpiadi, quando attive, conservavano una dimensione di accoglienza, adeguata alle esigenze del pubblico, che è venuta a mancare a Expo Milano 2015. L'errore di Expo Milano 2015 è stato di mettere in piedi padiglioni che, come concezione, sono ancora ottocenteschi, e non hanno saputo rispondere a genti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un fallimento, ma non del sistema ricettivo, si tratta di un fallimento della progettazione architettonica. Un fallimento attribuibile agli architetti, certamente condizionati dalla politica ma non per questo giustificabili, che non hanno saputo misurare spazi tempi e utenze.  Expo Milano 2015 doveva rappresentare il mondo nel 2015, essere molto più grande, con padiglioni di grande capienza o multipli, e i flussi del pubblico mai interrotti. Si dovevano creare le condizioni di un continuum espositivo e non di una via crucis. Il concetto di continuità infatti era alla base anche delle gallerie commerciali che si affermarono a Parigi ormai due secoli fa, proprio quei "passages" di cui parla Walter Benjamin nei suoi scritti.
Alcuni padiglioni di Expo Milano 2015 si sono rivelati straordinari dal punto di vista delle tecniche di comunicazione, con impiego di ottimi materiali, il fallimento sta nel rapporto con il pubblico. E in una architettura sempre più distante dalla vita reale, distante dalla vita del cittadino, sia nella sua vita quotidiana che in quella massificata delle esposizioni contemporanee.

Max Ponte

mercredi 8 avril 2015

La ruggine e l'oblio sul Palazzo del Lavoro, a Torino


Al Palazzo del Lavoro di Torino ci entrai nel 1996 per accompagnare un amico del liceo iscritto per sbaglio ad Economia. Poi per sbaglio lui continuò ad iscriversi a tante altre facoltà. Il Palazzo del Lavoro è l'opera dell'architetto Pierluigi Nervi, realizzata per Italia '61. Qualche giorno fa percorrendo corso Unità d'Italia con l'auto ho deciso di fermarmi e fotografare la metallica costruzione. La facciata esposta sulla principale arteria cittadina rivela ancora l'ottima e ariosa qualità dell'edificio (foto sotto), ma la facciata laterale (foto sopra) è un arrugginito e degradante spettacolo.



Un pessimo biglietto da visita per la città. visto che il Palazzo del Lavoro si trova alle porte di Torino. Inoltre l'edificio è considerato fra i capolavori di Nervi, che ho scoperto, tre anni fa in vacanza a Marsala, aver costruito in quella località mediterranea degli hangar per gli idrovolanti.
Passate le Olimpiadi Invernali del 2006, i 150 anni dell'Unità d'Italia, e passati tutti i santi possibili e le ipotesi inutili della politica, il Palazzo del Lavoro rimane lì, monumento evidente ad un lavoro che non c'è. Un caso anomalo in una città sensibile al decoro urbano, una falla nella mappa di Augusta Taurinorum, in attesa di uscire dall'oblio. Intanto anche il mio amico del liceo è riuscito a laurearsi, quindi anche il Palazzo potrebbe di buon grado abbandonare il mondo dell'archeologia "rusinenta" - per usare un aggettivo piemontese.


Max Ponte

vendredi 27 mars 2015

POTERE FUTURISTA nelle librerie digitali


Finalmente nelle librerie digitali POTERE FUTURISTA, un saggio dedicato al rapporto del futurismo con la politica  con il potere con lo stato con la società. Il libro è disponibile in formato digitale (pdf) a 2 euro e 99 cent. Lo trovate su Bookrepublic, Ibs e Gplay.
Questo il link consigliato: https://www.bookrepublic.it/book/9786050367102-potere-futurista/

dimanche 4 janvier 2015

Intervista alla radio con Stefano Faravelli



Vi ripropongo l'intervista radiofonica a Stefano Faravelli, torinese, pittore e protagonista dei "carnets de voyage", taccuini di viaggio, un vero e proprio genere artistico. L'artista propone una pittura tendente al surreale e un percorso che non esclude la narrazione e il pensiero filosofico. Sopra l'invito ad un suo evento. La registrazione è del 2011. Ritrovate l'intervista ad Ondivago qui.

vendredi 2 janvier 2015

Alberto Casiraghy e le edizioni Pulcinoelefante in mostra a Milano



Alberto Casiraghy è un protagonista assoluto dell’editoria d’arte e della cultura italiana, creatore della piccola casa editrice Pulcinoelefante è attivo da 30 anni in un mondo in cui i materiali la poesia il sogno e la carta si incontrano. Le sue opere saranno in mostra fino al 10 gennaio presso la galleria Eroici Furori di Milano assieme ai lavori delle artiste Patrizia Novello e Katia Dilella. Casiraghy è un protagonista anche in rete, dove la pagina Facebook di PulcinoElefante (curata da Roberto Bernasconi) arriva a 16 mila likes e molte sono le condivisioni di aforismi che fanno il tour della rete distinguendosi per l’incisività del contenuto e la nobiltà dell’impressione tipografica. Le frasi di Alda Merini ad esempio o veri e propri lavori di poesia visiva che parrebbero stampe per pochi eletti lasciano un segno forte anche nel mondo telematico. Infine Casiraghy, editore poeta artista, è una persona aperta al dialogo e il suo laboratorio di Osnago in questi anni è diventato un punto di riferimento. La generosità dell’essere del fare e del poetare è la cifra di Casiraghy. Da non perdere la mostra milanese curata da Silvia Agliotti. Forse avrei dedicato l’intero spazio espositivo a Pulcinoelefante, rimandando le pur brave artiste compresenti ad una esposizione ulteriore. In ogni caso si tratta di un’ottima iniziativa, calata in un piacevole angolo della città.

Il Pulcinoelefante e altre meraviglie Alberto Casiraghy, Patrizia Novello, Katia Dilella 
4 dicembre 2014 – 10 gennaio 2015 Orari: mar-ven 15.30 – 19.00; sab 15.00 -18.00. 
Gli eroici furori arte contemporanea Via Melzo 30 – 20129 Milano

***
in copertina il marchio Pulcinoelefante
Articolo pubblicato su La Poesia e lo Spirito

lundi 29 décembre 2014

MARAKE: segni forme e con/sequenze della parola


Marake (che io pronuncio Marakè) è un'artista torinese, altrimenti detta Mara Chemini. La conobbi qualche anno fa e mi disse che faceva delle "vigne", ovviamente pensai alla viticoltura, in realtà si trattava di tavole, disegni che lei aveva chiamato così ritenendo che somigliassero a delle "vignette". La rappresentazione nasce per superare un'insufficienza della parola e della scrittura alla quale l'artista è legata. Il blog di Marake si chiama Vigne-story e raccoglie una parte del suo lavoro.
Le "vigne" vengono prodotte in tiratura limitata e sono state esposte in mostre collettive e librerie. Il protagonista di queste creazioni è Calzombrello, un essere raffigurato con stivali e ombrello, e con un corpo misterioso. Calzombrello nasce, dice Marake, dalla promessa di un incontro, "ci vedremo quando pioverà". Il desiderio porta la persona a farsi ombrello e ad aspettare l'altro rappresentato dalla luna. Il desiderio, il sentire e i mutamenti dell'esistere sono al centro di questa narrazione per immagini.
Le "vigne" sono essenziali, quasi sempre nero su bianco e conta moltissimo il titolo. "Una svolta" è la didascalia della "vigna" che vedete sopra. Le realizzazioni possono essere accompagnate da poesie o filastrocche. L'artista è solita regalare cartoline inedite ai presenti durante le mostre.


La prima evoluzione del lavoro di Marake è stata la produzione di un video di animazione, nel 2013 l'artista realizza "SKETCHBOOK an orange dream" (con musica di Davide Ficco), presentato a Paratissima e alla Ki Gallery di Torino. Un cortometraggio composto da 300 disegni, un cartone animato digitale dove un'arancia guida il mutamento cromatico e di significato.


Ultima realizzazione di Marake è stata "Wunderkammer" (presentata a Paratissima 2014), una successione di "teatrini", in cui i personaggi al di là del vetro sono piccole sculture di pongo. Il titolo resta parte integrante dell'opera. Ci ritroviamo davanti a manichini ironicamente parlanti, istantanee tridimensionali di un'esistenza precaria.
Marake rappresenta così le conseguenze e le con/sequenze dello stare al mondo, muovendosi sul confine fertile fra parola e rappresentazione, fra poesia ed immagine. Un lavoro il suo che ha ottime possibilità di affermarsi come una narrazione contemporanea altra, la materializzata illustrazione di una quotidianità sempre più staccata da terra.

Max Ponte

mardi 16 décembre 2014

PROGRESSIVA ART EXHIBITION / dal 20 febbraio a Torino


PROGRESSIVA ART EXHIBITION
20 febbraio /6 marzo 2015
Orari visita: tutti i giorni, dalle 11 alle 19, lunedì chiuso. Ingresso libero
a cura di Max Ponte ed Enrica Merlo 
 
Spazio Colombo Art Design, via Trofarello 13 Torino
 Inaugurazione: 20 febbraio, h. 18.30

Parte PROGRESSIVA ART EXHIBITION un progetto espositivo che vuole distinguersi nel panorama per qualità e originalità, fornendo ad artisti e pubblico una nuova possibilità per l'arte contemporanea. Un evento che si aprirà il 20 febbraio e per 15 giorni permetterà di avere a Torino uno spazio di visibilità, discussione e di mercato per l'arte.

Perché Progressiva? L'aggettivo ha più significati: indica il miglioramento, l'evoluzione che può portare l'arte; indica l'aspetto laboratoriale dell'arte “work in progress”; e sottolinea la continuità temporale della mostra stessa, alla prima edizione ne seguiranno altre nei mesi successivi. Un recupero in direzione polisemica del termine "progressiva" (impiegato per specifiche declinazioni artistiche, dall'arte avanguardista ad installazioni di grandi dimensioni).

Si tratta di un'esposizione raccolta, che vuole far notare che l'arte ha bisogno di una soglia di attenzione, una riflessione, essere più vicina ai luoghi della produzione e del pensiero.

PROGRESSIVA ART EXHIBITION è una mostra collettiva che avrà un artista noto come capofila, nel primo numero ospitiamo ANGELO BARILE, la sua pittura neopop, ricca di ri/tratti surreali, ha destato grande interesse in questi anni (sue opere sono state esposte in occasione della Biennale di Venezia). Saranno parte integrante di questa mostra 10 artisti emergenti, selezionati attraverso un “call for artists”, le loro opere saranno al centro del catalogo ufficiale della mostra con testi critici dedicati. Un'occasione di crescita per tutti coloro che hanno partecipato alla selezione e parteciperanno a quelle successive.

PROGRESSIVA ART EXHIBITION vuole valorizzare in modo autentico l'arte contemporanea per superare una condizione di impasse creata dalle grandi mostre collettive fondate sull'accumulo disordinato dei materiali dei segnali visivi e acustici.

Il 20 febbraio del 1909 nasce il Futurismo, in occasione dell'inaugurazione di PROGRESSIVA ART EXIBITION verrà presentato l'e-book "Potere futurista" di Max Ponte, che tratta il rapporto fra l'arte e la politica nella prima fra le avanguardie storiche, attraverso il pensiero che ha nutrito il programma futurista e le vicende che lo hanno accompagnato.

PROGRESSIVA ART EXHIBITION è curata da Max Ponte ed Enrica Merlo, prodotta dallo Studio Colore&Calore di Torino. Inaugurazione il 20 febbraio presso lo SPAZIO COLOMBO ART DESIGN in via Trofarello 13 a Torino, l'ingresso è libero. 


Per info e per candidarvi alle prossime mostre: samplecolor@gmail.com. Si prega in caso di candidatura di inviare un catalogo digitale o link ad una raccolta fotografica in rete

vendredi 12 décembre 2014

Futurismo e politica


Sarà dedicato al rapporto fra il futurismo e la politica il mio prossimo saggio intitolato POTERE FUTURISTA. Trovate qui un estratto, pubblicato su Academia.edu, si tratta della prima parte del mio lavoro che nasce come tesi in Estetica (discussa all'Università di Torino). Il testo, che verrà pubblicato nel 2015, sarà dedicato al difficile rapporto dell'avanguardia futurista con la politica e con il fascismo in particolare. Molti sono gli interrogativi a partire dalle celebrazioni per il centenario della prima fra le avanguardie storiche, nata dal genio di Filippo Tommaso Marinetti.

lundi 24 novembre 2014

Chiamata per gli artisti / Progetto espositivo, una risposta contro l'inquinamento dell'arte


Una risposta alle collettive che pullulano ed inquinano il mercato dell'arte, associazioni e gruppi vari si dilettano in mostre senza senso, con questa iniziativa vogliamo fare la differenza. 
Ecco la chiamata alle armi per la mostra che curerò assieme ad Enrica Merlo di Studio Colore e Calore, (con il quale curai durante il Salone Off una piccola-grande mostra sul libro d'artista con pezzi notevoli provenienti dalla Russia).
Si tratta di una collettiva, quella di cui sto parlando, che si terrà a partire dal 20 febbraio 2015 presso lo Spazio Espositivo Colombo Art Design di Via Trofarello 13 a Torino. Vi presenteremo una selezione di artisti emergenti con uno o due artisti affermati come capifila. L'evento durerà 15 giorni e si ripeterà nel corso dell'anno con diversi artisti per lasciare il segno e dare più opportunità a chi vuole affermarsi. A breve il progetto completo e il nome che ho scelto, la dichiarazione d'intenti. 
Avete tempo fino al 15 dicembre per inviare le vostre opere, potete scrivete a: samplecolor@gmail.com Sono benvenuti anche artisti multimediali, fotografi e scultori. Le opere verranno scelte con estrema attenzione, nessun compromesso da parte mia davanti a lavori che posso servire per la raccolta differenziata, le amicizie non contano, perchè se un quadro o un testo mi suscitano ribrezzo non riesco a nasconderlo e a nascondermelo. Ma non voglio scoraggiare nessuno anche perchè siamo gentilissimi, vi consiglio di mandare un catalogo digitale o una gallery fotografica per lasciarci massima possibilità di valutazione e scelta eventuale fra i lavori disponibili. Trovate l'evento FB a questo indirizzo.

Max Ponte

dimanche 23 novembre 2014

Light Drops - Spazio Maurizio Colombo, Torino


Avete tempo fino a fine settimana per visitare la mostra "Light Drops" presso lo Spazio Maurizio Colombo, in via Sacchi 26/F, a Torino. A due passi dalla stazione di Porta Nuova. Ho avuto modo di partecipare all'inaugurazione dell'esposizione e parlare con tutti gli artisti presenti.
Shinya Sakurai è l'artista che conosco meglio e troverete in questo blog un testo a lui dedicato. Il suo lavoro unisce tradizione e contemporaneità in una sintesi davvero interessante, sia per la resa pittorica dai cromatismi pop sia per le implicazioni culturali o trans-culturali che si aprono nel confronto fra Europa e Giappone.
Ho parlato poi con Gianpaolo Truffa ("parlato" sì perché è bene parlar con gli artisti quando possibile). Truffa dipinge figure che si presentano come metamorfosi di nuvole, colori chiari, scenografia aerea. Mi ha ricordato certe atmosfere del secondo futurismo dove il dinamismo e la metafisica si incontrano. Una cifra, quella di Truffa, che lascia all'osservatore una sensazione di autenticità del sentire.  
Theo Gallino è uno dei protagonisti della Fiber Art che nel chierese ha trovato dimora. Ho scoperto che dalle telerie di Poirino (che furono care ai miei nonni) l'artista trae i suoi materiali. Il suo lavoro crea un gioco di trasparenze in cui la tela riproduce contemporaneamente i segni del pluriball (elemento a lui caro tanto che viene definito "il maestro del pluriball") e il motivo verde del tessuto mimetico. L'opera di Gallino non mi è parsa di facile ricezione.
Infine Vittorio Valente del quale avevo già visto la sedia riportata nel biglietto d'invito qui pubblicato. Il lavoro di Valente e quello di Sakurai possono essere messi in relazione. Grande lavoro seriale e materiali sintetici che li avvicinano a certa ricerca degli anni '60 (Sakurai usa una colla vinilica mista a colore, Valente silicone). Il lavoro di Valente, molteplice e organico, mi si svela grazie alle parole dell'artista che è un biologo e che quindi attraverso l'insieme delle particelle vede il mondo.

Max Ponte
Articolo pubblicato anche su "La Poesia e lo Spirito"

Shinya Sakurai, la ri/costruzione solare




Shinya Sakurai, giovane artista giapponese in Italia (1981) nato ad Hiroshima e laureatosi all'Accademia di Osaka, si sta facendo spazio nella scena europea del contemporaneo. L'artista ci recapita un immediato messaggio di pace ed ottimismo che riguarda il passato del suo paese ed ora anche il futuro prossimo. E così il suo è un sol levante che ci leva e ci eleva dalle oscurità (“kuroi ame” si chiamava la pioggia nera atomica) della storia e degli incombenti disastri naturali. L'opera di Sakurai ha fatto subito pensare alla pop art, cosa che l'autore non disdegna ma neanche riconosce. Interessato al gruppo Gutai e all'arte povera in Italia, l'artista non rivendica legami o paternità e sviluppa una tecnica propria che unisce la antica tintura della tela “shibori” a colature cromatiche e soluzioni viniliche. Il colore risulta lucida estensione e sospensione in bolle trasparenti, in caramelle offerte alle papille dell'occhio. Ritrovare assonanze con la celebre Kusama può essere piacevole ma non determinante per la comprensione. L'applicazione di cuoricini che contraddistingue fortemente l'opera di Sakurai fino al 2010 è una impavida espressione d'amore universale che è simile, nel suo disarmante trasporto, agli emoticon che animano le chat o commentano una foto su Facebook. I quadri rispondono ad uno slancio vitale tutto personale ed identitario e ad un tratto etico che li rende insoliti e superiori alle usurate e usuraie derive nichilistiche contemporanee. Essere contemporanei per l'autore non è solo questione formale ma anche di interpretazione diretta dei mali del proprio tempo. L'arte di Sakurai affronta senza paura le onde anomale dell'esistenza per accendere un vitalismo che ci fa dimenticare gli scenari post-umani e gli eventuali compiacimenti estetici. “L'arte è per me qualcosa di potente” mi rivela l'artista in estrema sintesi nel corso di un viaggio in auto. Assistere ad una sua mostra significa entrare in quella solare ri/costruzione di cui l'arte dovrebbe essere veicolo.


Max Ponte
30 marzo 2011

Testo per pieghevole mostra presso Tinber Art Gallery (Pragelato / Torino)